“So sta so a Levà - e la gente me disea: finio sia el campanile - farì na poesia.
Pensava fra de mi - che gnente narà fato se prima no m’invita - quei del Comitato.
Una volta ala setimana - passava col sao e a farme sto invito - xe stà Toni Scorson
El me gà dito: the ghè visto - che romai semo in sima scrivi dò quatro parole –-se te poli, mese in rima. [...]
So sta a Sarcedo, Breganse e Dovile e tuti parlava - de sto bel campanile
Adeso mi ve spiego - sa no ghi premura come che i gà fato - a fare sta fatura......”.
"Le poesie di Giovanni Caretta ci portano nel cuore della civiltà veneta della prima metà del novecento: un mondo semplice, concentrato intorno alla parrocchia, che ne è la cellula vitale; nella maggior parte dei testi compaiono con grande rilievo le figure dei preti, percepiti come davvero dei "pastori" necessari alla vita e al benessere, non solo spirituale, del gregge. Civiltà di campanile, dunque, nella quale le torri campanarie rappresentano la comunità, e che le erige con impegno e sforzo, costituendosi in appositi comitati; perché il campanile, il primo edificio del paese che appare da lontano, è segno di identità e simbolo di valori condivisi...
prefazione a cura di Chiara Ferrarese
Numero pagine: 131
Qualcosa su Daniele Caretta
Riferimenti Specifici
- isbn
- 9788874402656
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