“Tu, cosa vorresti diventare?”
Il bambino abbassò lo sguardo, s’infilò le mani in tasca e rispose: “Vorrei diventare felice”.
Nonostante avesse parlato a bassa voce, sembrò che tutti gli invitati a quella festa l’avessero sentito rispondere e si avvicinarono e formarono un cerchio e i loro corpi si piegarono in avanti, mentre con gli occhi lo indagavano incuriositi e c’era chi sorrideva e chi aspettava a bocca aperta di sentire ancora qualcosa.
L’uomo grasso e sudato si guardò in giro compiaciuto: “Intendevo dire cosa vorresti fare quando sarai adulto...”
“L’uomo felice” ribadì il bambino.
“E adesso, non sei felice?”
“Lo sono. Ma adesso sono un bambino. Mia madre afferma che è difficile esserlo quando si è adulti”.
Una giovane donna si fece avanti, si chinò su di lui: “Conosci qualcuno che sia felice?”
“Mio padre”.
L’autore possiede le magie e gli incantamenti dei grandi narratori che sanno affascinare ed irretire e che non ti stancheresti mai di stare ad ascoltare e vorresti che il racconto non finisse mai.
Il racconto, espresso con squisita naturalezza e vivida precisione concettuale, narra una progressiva discesa agli inferi che priva a poco a poco il protagonista, nel ritmo incalzante della narrazione, dei legami, degli amori e degli affetti familiari, ne descrive l’inquietudine devastante causata dal rimorso per una colpa consumata nella realtà o nella zona d’ombra dell’anima. Un racconto nitido, preciso sulla insignificanza del nostro agire dei nostri programmi e propositi, sulla impossibilità di essere diversi e meritare un destino migliore.
Numero pagine: 182