È trascorso mezzo secolo da quando, ragazzetto poco più che undicenne, Donato ritornò con i suoi a Roma. Mezzo secolo tondo, dopo esserne partiti otto anni prima, ‘sfollati’ a motivo della guerra, andandosi a stabilire nel paese di origine e di nascita di suo padre.
Così ieri - dopo aver sostato un poco presso la tomba paterna, per una rapida visita - egli andava considerando quei lontani eventi e tutto il tempo trascorso nel suo paese d’adozione.
Oscillava nel pensiero tra la percezione del presente e la rievocazione del passato, tra i ricordi di luoghi ed avvenimenti e la loro apparizione concreta, tra il sentimento delle giovanili amicizie, l’angoscia dell’ineluttabilità del tempo e la speranza del ricupero reale dell’esistenza perduta..
E non è un caso che Baldassi insista parecchio su un ascetismo di fondo, sull’esperienza del distacco interiore, sottolineandone non solo il valore di scelta di vita, ma anche e soprattutto di esigenza conoscitiva, di atteggiamento morale. Si inserisce qui l’ultimo, ma non il meno importante, dei motivi che rendono assolutamente coinvolgente questo romanzo: l’anelito profondo e incessante ad un’autenticità di vita che solo la religione, intesa nel senso più pienamente francescano del termine, può esaudire..
Giuliana Cutore
Numero pagine: 343